Abbocchiamo al clic-bait perché siamo emotivi e pigri

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Alcuni scienziati si sono presi la briga di spiegarci perché facciamo clic sui titoli acchiappa-clic che si trovano sui social network. Il fenomeno, comunemente conosciuto come clic-baiting, consiste nell’usare alcune tecniche per introdurre solo in parte un argomento, per stuzzicare la curiosità, o fuorviare il lettore.
Tipici esempi sono i post con titolo “Grave malattia di Al Bano”, per poi scoprire che si trattava di psoriasi, “Grave lutto per l’attaccante della Roma”, quando gli era morto il gatto, o – qui andiamo sul sublime – il titolo “Evasione dal carcere di Stasi”: l’evaso era un altro e Stasi c’entrava solo in quanto ospitato nello stesso carcere.

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Entrando nel dettaglio, la spiegazione del perché ci caschiamo arriva dalle scienze comportamentali. Secondo un recente studio, sono due i motivi per cui si fa clic su un titolo esagerato o fuorviante: le emozioni prevaricano il proprio intuitivo buonsenso e la pigrizia cerebrale.

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Facebook è come la cocaina

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Uno studio pubblicato su Psychological Reports: Disability and Trauma ha mostrato che i sintomi da dipendenza connessi a Facebook, l’ansia e l’isolamento, siano simili a quelli riscontrati nelle persone che fanno abitualmente uso di cocaina. Lo studio, sottoposto a 20 studenti universitari, ha permesso di scoprire che le immagini relative a Facebook attivavano l’amigdala e lo striato, due regioni del cervello coinvolte nei disturbi compulsivi, ludopatia compresa.

Una volta Sgarbi disse, con la solita modestia: “Quando ci troviamo davanti io e la cocaina, è lei che si eccita”. Potrebbe aggiornarla: “Quando ci troviamo davanti io e Facebook, è lui che mette mi piace”.  

Vuoi essere felice? Abbandona Facebook

Facebook è deprimente. Non nel senso che i contenuti pubblicati siano pessimi – anche se in realtà spesso è così. Uno studio afferma che i social media fanno crollare il livello di “life satisfaction”, aumentando invidia (a furia di guardare le “meravigliose” vite altrui) e solitudine (alla faccia del “social” network).

I ricercatori dell’Happiness Research Institute (dev’essere un bel posto dove lavorare) si sono chiesti: che cosa succede quando si abbandona Facebook? Lo stress diminuisce del 55%, cresce l’entusiasmo.

I 1095 danesi coinvolti, appena concluso l’esperimento, sono corsi a parlarne su Facebook.

L’auto senza chiavi… è più facile da rubare

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L’ADAC, praticamente l’ACI tedesca, ha rivelato in un comunicato stampa che “i sistemi di apertura keyless (senza chiave) sono un preda facile per i ladri”. A motivarlo uno studio su 20 modelli diversi di autovetture.

Come spiega Panorama.it il sistema a chiave smart è aggirabile banalmente: basta usare un paio di dispositivi elettronici da poche centinaia di euro, realizzando una sorta di ponte radio fra chiave e ricevitore posizionato sull’auto. Il ladro è in grado non solo di aprire le auto ma anche di accenderla e guidarla fino a quando il motore non viene spento.

Come scrisse una volta l’utente m4gnt su Tritter: “Passiamo 1/3 della nostra vita nel traffico e 1/3 a cercare parcheggio. Il resto, io lo passo tornando a vedere se ho chiuso la macchina”. Perché privarci di questo piacere?

Internet è il regno del cazzeggio

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Internet è uno strumento straordinario con il potere di rivoluzionare il mondo, da tutti i punti di vista (economico, sociologico, politico e così via). C’è un ma. Secondo un recente studio della Pew il 53% degli intervistati tra i 18 e i 29 anni va online solo per perdere tempo. E gli adulti sono anche peggio: i due terzi naviga senza meta.

Il fatto che siate su questo sito conferma la teoria.

Chi usa l’iPhone è più intelligente

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Un articolo apparso sul Daily Mail afferma che chi usa l’iPhone è più intelligente di chi usa Samsung, HTC e BlackBerry. A supporto della tesi uno studio di UK bookmaker Ladbrokes, condotto somministrando ai proprietari di smartphone dei test di intelligenza. Si trattava anche di giochini matematici e di logica a risposta multipla, tipo:

“How many months have 28 days: a) 1 b) 12 c) 24 d) 10”.

Per la cronaca, la risposta giusta è la A, a meno che non si risponda in un anno bisestile…

I possessori di telefonini sono talmente intelligenti che un domani potrebbero usare il cervello per ricaricarli. Non è uno scherzo, ma una notizia.

Controllare continuamente le mail fa perdere 10 punti di Q.I.

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Uno studio inglese afferma che essere continuamente interrotti dall’arrivo di nuove email, anche fuori dall’orario lavorativo e in vacanza, può costarci caro. Anche -10 punti in termini di Q.I., l’indice che misura il quoziente intellettivo. L’equivalente di passare una notte insonne o di fumarsi più di due canne.

Il problema è che non possiamo farne a meno: le email creano dipendenza, proprio come le slot machine (lo afferma uno studio di Tom Stafford della University of Sheffield). Resta da capire qual è la posta in gioco.

Gli uomini che pubblicano più selfie nei social network sono psicopatici

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Un recente studio condotto dai ricercatori della Ohio State University rivela che gli uomini che pubblicano più selfie nei social network hanno dei tratti narcisistici ma anche psicopatici. Se la vena narcisistica era attesa (anche se ora è certificata dalla scienza), il dato più interessante riguarda i tratti asociali della personalità. Ribadiamo: tratti asociali («mancanza di empatia e rispetto nei confronti degli altri e tendenza ad avere comportamenti impulsivi») che si evidenziano su una rete sociale…

La password è “password”

Come ogni anno SpashData stila la classifica delle password più usate al mondo. Per il 2015 si registra un clamoroso colpo di scena: la parola chiave più comune non è “password”, comunque sul podio, bensì, 123456, come la combinazione della valigetta in Balle Spaziali. Chiaramente in top ten troviamo l’immancabile qwerty, per i feticisti della testiera.

Parlando di psicologia della password, uno studio di un’azienda inglese, condotto su 1200 impiegati, ha rivelato che “le persone hanno la tendenza a scegliere come password una parola che rappresenti la loro essenza”: circa la metà degli internauti ha come password principale il nome della propria amante. L’11% poi sono ossessionate da se stesse: “Più di un utente di computer  su 10 sceglie come password parole come: dea, re, supermaschio…”.