Ecco perché siamo ossessionati dalle emoji

Le emoji sono disegnini molto simili a emoticon, inventati in Giappone negli anni Novanta e divenuti popolari grazie ad app quali WhatsApp. Secondo Jeremy Burge, il fondatore del sito Emojipedia, sono così popolari perché sono un modo per aggiungere “personalità” a una conversazione testuale. Inoltre aggiungono velocità allo scambio: a volte basta un simbolo per esprimere un parere, uno stato d’animo, un saluto o altro.

Ma che cosa c’è dietro l’uso di questi simboli? Dal punto di vista psicologico, siamo ossessionati dalle emoji perché – a detta di uno studio di Owen Churches della Flinders University – perché reagiamo a quei simboli come se stessimo interagendo in una conversazione faccia a faccia. Il cervello ha imparato a riconoscere l’emoticon “:-)” a furia di ritrovarsela davanti. La stessa cosa sta accadendo con le emoji, soprattutto quelle che rappresentano facce. Vecchi studi sulle emoticon avevano dimostrato che una faccina triste rendeva il messaggio triste e una felice rendeva il messaggio felice… Attendiamo un studio altrettanto illuminante anche sulle nuove faccine.

Quali emoji ci ossessionano maggiormente? Il sito FiveThirtyEight nel 2014 individuò nelle emoji con il cuore e in quella con la faccina che piange dal ridere (poi diventata parola dell’anno a detta dell’Oxford Dictionary) quelle le più usate.

Nel 2009 un progetto di crowdfunding di Kickstarter riguardava la traduzione in linguaggio emoji di Moby Dick: il progetto si chiama Emoji Dick. Eccone un assaggio:

recenti_studi_emoji_dick

Alla faccia del capolavoro.

Gianluigi Bonanomi

Classe 1975, giornalista professionista, saggista, docente e consulente aziendale.

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