
Perché in passato si assisteva alle impiccagioni pubbliche con grande interesse e partecipazione? Perché ci si ferma a guardare gli incidenti? Perché molti si sono compiaciuti quando Oscar Giannino è stato beccato senza lauree e master?
La Schadenfreude (pronuncia: “sciadenfroide”) è un termine tedesco che non ha un’esatta traduzione in italiano, anche se esiste il termine simile aticofilia (attrazione per la sfortuna). Schadenfreude significa, grosso modo, “piacere provocato dalla sfortuna altrui”: infatti “Schaden” vuol dire “danno” e “Freude” “gioia”.
Qualche anno fa (2002) il New York Times citò una serie di studi scientifici sulla Schadenfreude, quasi tutti basati sulla teoria del “confronto sociale”. Quando qualcuno è in disgrazia, ci sentiamo sollevati, e non solo perché non è toccato a noi. Spesso a provare la Schadenfreude sono persone con scarsa autostima. Un gruppo di ricercatori ha scoperto che anche i bimbi under 24 mesi provano la Schadenfreude. Dal punto di vista scientifico, anzi chimico, è tutto da ricondurre all’ossitocina: ormone legato in qualche modo anche all’invidia.
Questi studi gettano nuova luce sul proverbio “mal comune, mezzo gaudio”. La consueta interpretazione solidaristica lascerebbe via libera alla Schadenfreude per chi ha la nostra stessa sfiga.