Abbocchiamo al clic-bait perché siamo emotivi e pigri

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Alcuni scienziati si sono presi la briga di spiegarci perché facciamo clic sui titoli acchiappa-clic che si trovano sui social network. Il fenomeno, comunemente conosciuto come clic-baiting, consiste nell’usare alcune tecniche per introdurre solo in parte un argomento, per stuzzicare la curiosità, o fuorviare il lettore.
Tipici esempi sono i post con titolo “Grave malattia di Al Bano”, per poi scoprire che si trattava di psoriasi, “Grave lutto per l’attaccante della Roma”, quando gli era morto il gatto, o – qui andiamo sul sublime – il titolo “Evasione dal carcere di Stasi”: l’evaso era un altro e Stasi c’entrava solo in quanto ospitato nello stesso carcere.

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Entrando nel dettaglio, la spiegazione del perché ci caschiamo arriva dalle scienze comportamentali. Secondo un recente studio, sono due i motivi per cui si fa clic su un titolo esagerato o fuorviante: le emozioni prevaricano il proprio intuitivo buonsenso e la pigrizia cerebrale.

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Gianluigi Bonanomi

Classe 1975, giornalista professionista, saggista, docente e consulente aziendale.

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