La barza più divertente del mondo

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Se qualcosa fa ridere vuol dire che rispetta la seguente formula

 

E=f{Lse [n(Vi–Vf)+(D.T)]}

 

Un recente studio illustrato da Pier Luigi Amietta nel libro “Che c’è da ridere?” dimostra che [E] sono solo tre gli ingredienti che producono l’effetto divertimento.

Il primo è la differenza tra un valore iniziale e il valore finale [Vi–Vf] che viene stravolto: ciò che diverte è sempre una “caduta”, la discesa in picchiata tra una situazione e la sua “svalorizzazione” o “degradazione”. Un esempio: ci diverte il fatto che lo sbadato cada nel tombino aperto o una donna adulta vestita da Sbirulino. Più alta è la caduta, maggiore il divertimento.

Il secondo ingrediente [D] è la distanza tra ciò che ci aspettavamo e quello che ci lascia di stucco. Si parla di spiazzamento cognitivo, in pratica l’effetto sorpresa, il colpo di scena.

Perché la stessa barzelletta fa ridere se raccontata da uno bravo ed è pietosa se raccontata da noi? Perché conta il ritmo, avere i temi comici. Svalorizzazione e colpo di scena devono avvenire al momento giusto [T].

Accanto a questi tre elementi a volte c’è un altro fattore [Lse], la fisicità. Tipo la mimica in Totò. Ma anche le inflessioni vocali, i movimenti impacciati, tutto il non-verbale.

Tutti gli elementi, scrive Amietta, ci sono sempre, anche se ovviamente in diverse combinazioni.

Ma, alla fine, qual è la battuta più bella del mondo? A quanto pare lo scrittore e comico britannico Spike Milligan ha inventato la barzelletta più divertente del mondo. A rivelarlo uno studio del professor Richard Wiseman dell’Università dell’Hertfordshire, che chiese ai lettori del sito «Laughlab» di scegliere la storiella più spassosa. Questa (di Milligan, appunto):

 

Due cacciatori si trovano in un bosco del New Jersey. Improvvisamente uno dei due crolla a terra. Sembra che non respiri più e i suoi occhi sono assenti. L’amico chiama immediatamente i soccorsi al telefono. Urla: «Il mio amico è morto! È morto! Cosa posso fare?». «Cerchi di calmarsi, la prego – gli risponde l’operatore – Innanzitutto si assicuri che sia realmente morto». Un attimo di silenzio, poi si sente un colpo di fucile. «Ok. E adesso?»

A voi trovare tutti gli ingredienti della formula di Amietta.

Gianluigi Bonanomi

Classe 1975, giornalista professionista, saggista, docente e consulente aziendale.

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