Il fenomeno della stupidità al quadrato

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Più qualcuno è incompetente su un tema, tanto più crede di essere più bravo di quel che è. Quelli bravi fanno i modesti: sottostimano le loro competenze o quantomeno presuppongono che gli altri ne sappiano quanto loro e quindi pensano di non essere così bravi.

Questo effetto è detto Dunning/Kruger: il nome è dovuto agli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University; i due sono arrivati alla conclusione che “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”. I due psicologi hanno trovato fondamento scientifico per quel che sosteneva Charles Darwin: “L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”. O, meglio ancora, per quel che diceva Bertrand Russell: “Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”.

In pratica si tratta di “stupidità al quadrato”: sei talmente stupido da non sapere di esserlo.

Beata ignoranza

 

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“Meno sai e meglio stai”: il detto popolare è diventato un recente studio. Presso l’Australian National University, il professore Michael Smithson afferma che “per assaporare l’autentica libertà personale hai bisogno di non conoscere alcune parti della tua vita presente e futura. Se tutto è già scritto per te, se sai già come andrà a finire, sei meno libero di compiere delle scelte e di prendere decisioni”. Quel “vuoto” stimolerebbe curiosità e creatività.

Una teoria interessante, ma da sempre contrastata da chi ritiene, invece, che per comprendere (e apprezzare) appieno quel che ti accade nella vita, occorre conoscere. O quantomeno sapere quanto sei ignorante. Lo diceva Beppe Viola: “A certa gente quello che la frega è la mancanza d’ignoranza!”.