Come vincere alla morra cinese

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La morra cinese, meglio conosciuta come Forbice-Carta-Sasso (forbice taglia carta che copre il sasso che spezza forbice), anche se pare un gioco di fortuna come “pari o dispari”, può essere giocato usando una strategia; soprattutto quando si gioca ripetutamente con lo stesso avversario.

Un recente studio, svolto presso l’Università cinese di Zhejiang su 300 studenti, ha portato alla realizzazione di una serie sempre più complessa di grafici (che trovate qui). In parole povere si evince che quando un giocatore vince, è statisticamente portato a giocare allo stesso modo anche nella partita successiva. Esempio pratico: se hai giocato carta e sei stato sconfitto con forbici, l’avversario probabilmente giocherà ancora forbici, quindi puoi batterlo con un sasso. Se invece hai vinto, l’avversario sarà tentato di giocare quello che giocato tu nella prima partita. Altro esempio: se hai vinto con un sasso contro forbici, dovresti giocare forbici perché l’avversario, pensando che giocherai ancora un sasso, sceglierà carta.

In realtà si tratta di uno schema già noto in teoria dei giochi come strategia win-stay, lose-shift. Se noto a entrambi i contententi di una partita di morra, li porterà a tornare alla cara, vecchia strategia più usata al mondo: giocare completamente a caso.

Earworms: le 25 canzoni più appiccicose (e come togliersele dalla testa)

Un recente studio scientifico-musicale, messo a punto da un istituto di Montreal (BRAMS, International Laboratory for BRAin, Music and Sound Research), ha indagato il fenomento degli “earworms” – letteralmente “tarli nell’orecchio”: quelle melodie, canzoncine che entrano in testa e non riusciamo a smettere di canticchiarle. Canzoni definite altrimenti “appiccicose”.
Gli earworms, che di solito ci vengono in mente quando compiamo attività che non impegnano troppo il cervello (come camminare o fare la doccia). hanno tratti comuni: sono canzoni ripetitive e hanno testi semplificati (a volte a livello di la-la-la o du-du-du).
L’istituto canadese ha elencato i 25 earworm più ossessivi. Eccoli, dal 25o al primo posto:
25. Wake me up before you go go – Wham!
24. Mahna mahna – The Muppets
23. Lady Marmalade – Christina Aguilera, Pink, Lil’ Kim et Mya
22. Cœur de Loup – Philippe Fontaine
21. Na na na hey hey goodbye – Steam
20. Sex Bomb – Tom Jones
19. Dancing Queen – ABBA
18. Poker Face – Lady Gaga
17. Hakuna Matata – Timon et Pumba
16. The Final Countdown – Europe
15. Ella elle l’a – Kate Ryan
14. Jingle Bells
13. Le Clan Panneton – Jingle
12. Let the Sunshine – The fifth dimension
11. Promenade en traîneau – Chanson de Noël
10. We will rock you – Queen
09. La danse des canards – Comptine (Il ballo del qua-qua)
08. Inspecteur Gadget – Thème
07. Hey Jude – The Beatles
06. Chanson Connue (moi j’connais une chanson…) – Comptine
05. Singing in the rain – Gene Kelly
04. Life is life – Opus
03. Don’t worry, be happy – Bobby McFerrin
02. I will survive – Gloria Gaynor
01. Ça fait rire les oiseaux – La compagnie Créole

Come togliersi dalla testa gli earworms? Ecco tre consigli che emergono da un recente studio di Ira Hyman della Western Washington University.
Primo, evitare le canzoni che ci piacciono, perché sono quelle che restano più in testa (quindi dovremmo ascoltare musica che non ci piace?).
Secondo, canticchiare il pezzo fino alla fine, perché per l’effetto Zeigarnik tendiamo a tenere in testa i compiti non portati a termine.
Terzo, mentre ascoltiamo la musica non dobbiamo associarvi compiti troppo facili o difficili per la mente.
Mahna mahna, Do doo be-do-do.

Guardare porno aumenta la fede religiosa

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Un recente studio ha indagato sulla correlazione tra porno e fede: più film hard guardi e più diventi religioso. Come l’hanno capito? Hanno costituito un campione di oltre 1.000 persone, uomini e donne, che guardano film pornografici regolarmente e hanno scoperto, monitorandoli per sei anni, che pregano di più e sono più credenti della media.

Il Journal of Sex Research ha approfondito l’argomento, definendo delle distinzioni: chi guarda porno solo due o tre volte al mese, è meno propenso a sviluppare una dimensione spirituale. Contrariamente, chi fa un uso maggiore di film hard, ha un maggiore interesse.

I ricercatori dell’Università dell’Oklahoma non si sono ancora spiegati il perché, ma tutto porta a pensare che c’entrino i sensi di colpa. Anche perché la Chiesa lo considera un peccato.

Ora bisognerebbe chiedere ai volontari che cosa provano quando un attore o un’attrice, nel momento clou, gridano “Oh Dio”.

Dalla saggezza della folla alla stupidità del gregge

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Si parla da molto della cosiddetta “saggezza della folla“, vale a dire, grosso modo, quel fenomeno per cui un gruppo di persone (nel cado dell’online, internauti) sarebbe più competente di un esperto, in qualsiasi settore (anche sulle previsioni).

Finché si tratta di indovinare il peso di un bue, come nell’esperimento di Francis Galton del 1907, OK. Ma le cose non funzionano online, secondo un recente studio scientifico raccontato da Giovanni Boccia Artieri su Apogeonline: “La produzione di conoscenza online risente in modo determinante delle dinamiche di influenza sociale che derivano dalla visibilità reciproca dei contenuti prodotti, influenza che passa da quei legami relazionali che si strutturano con evidenza nelle piattaforme di social networking e di blogging”. In pratica la condivisione di contenuti online attraverso una nostra rete relazionale annullerebbe l’effetto statistico della saggezza della folla. Sono le opinioni altrui a influenzarci, a renderci conformisti. Questo mina le basi della saggezza della folla che, come spiega James Surowiecki nel saggio La saggezza della folla, richiede diversità di opinione e indipendenza.

In pratica si passa dalla saggezza della folla alla stupidità del gregge, da non confondere con l’effetto gregge: in situazioni di confusione seguiamo chi ci sta davanti, soprattutto se pensiamo che sappia dove andare. Volete vedere dove vanno i pecoroni online? Seguite “Google Sheep View”.

La Wikipediocrazia (e il caso Aranzulla)

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Un recente studio del 2015, pubblicato su Future Internet, ha rivelato che Wikipedia, la più grande “enciclopedia online a contenuto aperto, collaborativa, multilingue e gratuita” (ho trovato questa definizione cercando Wikipedia su Wikipedia), ha ormai un’organizzazione burocratica al pari di qualsiasi azienda o ente pubblico. Altro che sapere libero e diffuso: si parla di Wikipediocrazia. Simon DeDeo, co-autore dello studio, aveva fatto la domanda giusta a Gizmodo: “Cosa succede quando una piccola fantasia libertaria a la Thomas Jefferson deve crescere?”

Se ne è parlato recentemente in occasione del caso “Salvatore Aranzulla” (uno che guadagna milioni scrivendo articoli su come estrarre un CD dal PC o cercare un sito con Google). La disputa – lunghissima, verbossima e piena di cavilli e controcavilli – è nata perché è stata votata dai wikipediani la chiusura della pagina di Aranzulla: la sua figura non risponderebbe ai criteri di “enciclopedicità” necessari per poter apparire su Wikipedia (il blog è seguitissimo, grazie a un efficacissimo uso della SEO, ma i contenuti non sarebbe riconosciuti come di qualità).

Strano che lo stesso Aranzulla non abbia scritto una guida su come non essere cacciato da Wikipedia.

Mangiarsi le unghie? Roba da perfezionisti

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Un recente studio svolto dall’Università di Montreal e pubblicato sul Journal of Behaviour Therapy and Experimental Psychiatry ha analizzato i comportamenti ripetitivi, come mangiarsi le unghie, delle persone sotto stress.

La ricerca è stata condotta su 48 persone, sottoposte a diverse situazioni come stress, relax, frustrazione e noia. I partecipanti annoiati o frustrati cominciavano a mangiarsi le unghie. Perché? Questa cattiva abitudine non è legata all’ansia, ma al non fare nulla, al non sapersi rilassare. Invece di stare con le mani in mano, le mani finiscono in bocca.

In pratica si cerca di soddisfare un bisogno mentale e di fornire a sé stessi una qualche forma di ricompensa in una situazione frustrante o noiosa. Se ne deduce che le persone che si mangiano le unghie hanno voglia di impegnarsi, ed è per questo che sono tendenzialmente dei perfezionisti.

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Will Rogers portò sua nipote a vedere la Venere di Milo e le disse: “Vedi che cosa succederà se non la smetti di mangiarti le unghie?”

L’ibuprofene allunga la vita

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L’ibuprofene, principio attivo che per noi comuni frequentatori di farmacie significa Moment, può avere diversi effetti collaterali: dagli scompensi cardiaci alle emorragie, dall’asma alla colite. Oppure può… allungare la vita.

Un recente studio scientifico, condotto dagli scienziati del Buck Institute e della Texas A&M University e pubblicato da PLOS Genetics, ha rivelato che questo FANS sarebbe in grado di allungare la vita di alcuni esseri viventi. Per ora non l’uomo, ma lievito di birra, vermi e moscerini della frutta. +17% per i vermi e +10% per le altre due specie. Inoltre gli organismi, dopo la cura, apparivano più in salute. Certamente senza mal di testa.

PS: nell’era del native advertising e dei publiredazionali (dette anche marchette), questa news NON mi è stata commissionata da Angelini, produttore del Moment. Ma se i responsabili marketing di Angelini volessero contattarmi per una fornitura gratuita di analgesici, non mi opporrei.

L’Uomo vitruviano aveva un’ernia

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L’uomo vitruviano di Leonardo è universalmente riconosciuto come simbolo della centralità dell’uomo nell’Universo, ma anche come simbolo di bellezza e perfezione del corpo umano. Peccato che, a detta di Hutan Ashrafian (vedi articoli su Slate), docente di chirurgia all’Imperial College of London, c’è uno strano rigonfiamento all’altezza dell’inguine: quell’innaturale protuberanza poteva essere stata copiata da un cadavere, usato a modello, afflitto da ernia inguinale (problema che riguarda il 30% degli uomini e il 3% delle donne). L’ernia, sostiene Ashrafian, potrebbe essere stata la causa del decesso.

Ashrafian non è il solo a pensarla così. Jeffrey Young, direttore del University of Virginia’s Trauma Center, e Michael Rosen, direttore del Comprehensive Hernia Center at University Hospitals Case Medical Center gli danno manforte: “Se non era un’ernia, non abbiamo la più pallida idea di che cosa fosse”.

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Ashrafian non è l’unico ad aver fatto ipotesi guardando l’opera leonardesca. Benigni disse, parlando della crisi economica: “Ci hanno levato tutto, la moneta unica. Nel senso che c’è rimasta solo una moneta. L’uomo vitruviano, quello dietro all’euro, sta con le mani alzate e grida Nun ciò più nulla!”.

L’infografica di merda

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Questa storia delle infografiche (la rappresentazione grafica e visuale delle informazioni) ci sta sfuggendo di mano. Oramai ogni scusa è buona per mettere grafici, omini e percentuali tutti insieme. Anche la cacca.

In questa infografica si parla proprio di escrementi umani (tra l’altro non è l’unica in circolazione online: qui ne trovate altre due sullo stello tema). Scopriamo, con gran diletto, che mediamente un uomo fa registrare un prodotto interno/esterno lordo di quasi un chilo al giorno. Il grafico a torta, che a forma di torta non è…, ci svela la ricetta della cacca: acqua, fibre, batteri saprofiti, fosfati, calcio eccetera. Si chiude con una notazione sul colore: le famose 50 sfumature di merda.

Si può piegare un pezzo di carta più di 7 volte!

Quante volte si può piegare un pezzo di carta? Certo, dipende dallo spessore e da altre variabili, ma in generale la forza che serve per piegarlo in due aumenta di otto volte a ogni strato. È possibile piegare un normale A4 fino a sette volte: per l’ultima piegatura è necessario esercitare una forza pari a 260.000 volte rispetto a quella iniziale.

Un gruppo di studenti americani della St. Mark’s School di Southborough nel 2011 è però riuscito nell’impresa: gli studenti e il loro prof sono riusciti a piegare un foglio ben 13 volte. L’impresa, che ha richiesto otto ore di lavoro, ha visto l’impiego di un rotolo di carta igienica da 16 chilometri, piegato a metà per 13 volte, fino a diventare un blocco di carta di 2 metri per 1.

Un’impresa che, fino a qualche hanno fa, sembrava impossibile. Sulla carta.